SCENA IV
Capitolo III
Il gioco delle ombre
Le serate presero il ritmo delle cose non dette. Ogni frase portava un doppio fondo, ogni sguardo era un test lasciato in sospeso. Lei lanciava battute come esche, neutre in superficie, velenose appena sotto. Lui non abboccò mai in modo prevedibile. Le risposte restavano misurate, tagliate giuste, abbastanza per non concedersi e abbastanza per non sparire. In mezzo al caos del locale, costruirono un linguaggio fatto di allusioni e confini. Non si stavano raccontando, si stavano sfidando. E quando Lei sorrise davvero, non fu per la vittoria, ma per la sensazione di essere finalmente davanti a qualcuno che non si lasciava piegare.
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